Sapone di olio di oliva da Nablus – naturale, ecologico, tradizionale

Sapone di olio di oliva “Al-Dschamall Nabulsi”, dal 1880

 

A rendere riconoscibile questo eccellente sapone di olio di oliva è il caratteristico marchio che ritrae un cammello rosso sovrastato da un arco blu. In molti paesi, questo marchio è associato indelebilmente al sapone di olio di oliva. Questo sapone viene preparato secondo una ricetta secolare e una lavorazione artigianale, basata in ogni particolare sulla lavorazione a mano. Anche l’imballaggio ha una lunga storia: il motivo del cammello è disegnato a mano, e la sua ultima modifica risale ai tempi dell’occupazione israeliana negli anni Sessanta. Sono ancora visibili i certificati e premi che questo prodotto ha vinto negli anni Venti al Cairo e a Gerusalemme. L’ultima medaglia risale all’anno 1961.

 

Proprietà del sapone al-Dschamall Nabulsi:

 

  • Seccato naturalmente a contatto con l’aria
  • Ricco di antiossidanti
  • Rigenera la pelle
  • Regola l’umidità della pelle
  • Indicato anche per bambini e neonati
  • Ipoallergenico
  • Tagliato a mano
  • Imballaggio ecologico
  • Interamente naturale
  • Senza aggiunta di profumi, coloranti e conservanti

 

Durante il mandato britannico, persino la famiglia reale fece importare il sapone al-Dschamall Nabulsi. Le qualità purificanti e lenitive dell’olio di oliva sono alla base delle sue proprietà benefiche. Fate un regalo alla vostra pelle con questo cosmetico naturale di altà qualità fabbricato a mano.

 

Ingredienti: olio di oliva, soda, acqua.


Scatola da sei pezzi

 

15,00 €

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Olivenöl Seife al-Dschamall historisches Foto
Die Seife "mit dem roten Kamel". Al-Dschamall Seife-Verpacker im Jahr 1940

Prodotto secondo tradizione

 

Il sapone di olio di oliva Al-Dschamall Nabulsi dalla Palestina viene fabbricato secondo un procedimento tradizionale pluricentenario. Inizialmente la miscela di olio di oliva e saponite viene fatta riscaldare in un paiolo di rame, in modo da separare la glicerina dagli acidi grassi. La miscela deve essere lavata con acqua e nuovamente riscaldata per diversi giorni consecutivi, in modo da eliminare le impurità della saponite e le parti liquide dell’olio di oliva. Al termine di questo processo, la massa di sapone viene stesa sul pavimento e livellata. Circa 24 ore più tardi, dei fili rossi vengono tesi a mano sopra la massa, delineando i confini di ciascun pezzo di sapone. Un lavoratore (chiamato “suonatore di tamburo”) imprime su ognuno di essi, utilizzando uno speciale martello, il marchio del sapone. Infine il sapone viene tagliato in porzioni con un coltello tagliente. Per lasciare seccare gradualmente e in modo naturale i pezzi di sapone, questi vengono disposti in strati secondo un preciso sistema, denominato Tananier. Durante l’estate, il sapone impiega circa tre settimane a seccare; in inverno, sono necessari due mesi. L’ultima fase è l’imballaggio: i pezzi di sapone vengono impacchetati a mano, come è tradizione dai tempi della fondazione della fabbrica al-Dschamall, nell’anno 1880.

Una storia appassionante

 

Già nel quattordicesimo secolo il geografo arabo Shams al-Din al-Ansari riferiva del sapone all’olio di oliva prodotto a Nablus, che veniva venduto nella moschea di Umayyaden. Le proprietà di questo sapone mettevano d’accordo nativi del luogo e dominatori stranieri. Secondo la tradizione, i crociati che dominarono la Palestina nell’undicesimo secolo avrebbero esportato in Francia la tecnica di fabbricazione del sapone di olio di oliva. A Marsiglia furono fondati i primi stabilimenti basati su un sistema di produzione identico a quello della Palestina.

 

A Nablus, i “masabi” che producevano il sapone si moltiplicarono nel diciannovesimo secolo. Siccome molti masabi utilizzavano gli stessi forni a legna e si rifornivano di olio di oliva dalle stesse fonti, si stabilirono tutti nella stessa strada, che fu chiamata “via dei masabi”. Quasi ogni grande famiglia a Nablus possedeva uno stabilimento del genere. La sala interna era chiamata “diwanija” e serviva da luogo di ritrovo per intellettuali, politici e industriali. Quando, negli anni Trenta, uno sciopero di sei mesi convinse industriali e proprietari di masabi a sedersi attorno a un tavolo per trovare un accordo che portasse all’interruzione dello sciopero, fu proprio nella “diwanija” dello stabilimento di al-Dschamall che l’accordo venne segnato. Era il 19 aprile 1936.

 

Con l’occupazione israeliana, l’esportazione del sapone fu pesantemente danneggiata dall’innalzamento delle imposte doganali e dei controlli. Inoltre, l’ingresso nel mercato palestinese di saponette colorate e profumate contribuì a mettere in crisi il tradizionale sapone all’olio di oliva anche sul mercato interno. Numerosi masabi furono costretti a interrompere la produzione o a chiudere definitivamente. Anche in questo caso, però, molti Palestinesi hanno messo a frutto la loro proverbiale capacità di arrangiarsi, aggiungendo alla ricetta originale altri ingredenti, come l’alloro o il timo. In questo modo i masabi puntano a restare al passo con i gusti contemporanei, per trovare spazio in un mercato sempre più competitivo.

 

Pur apprezzando la capacità di fare compromessi con la tradizione al fine di mantenerla viva, MADEinPALESTINE è fiera di potervi offrire l’originale sapone al-Dschamall, ancora legato all’antica ricetta e al procedimento tradizionale.

 

Per concludere, vi consigliamo questo documentario di Al-Jazeera in inglese, che fornisce un quadro piuttosto incisivo delle numerose difficoltà che realtà produttive come al-Dschamall sono costrette ad affrontare nella città di Nablus.